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“Il basilico di Palazzo Galletti” – donne forti e fragili, Giuseppina Torregrossa

“Il basilico di Palazzo Galletti” è stato pubblicato il 12 giugno 2018 dall’autrice italiana Giuseppina Torregrossa, diventata famosa nel 2009 con il romanzo “L’assaggiatrice”.

Palermo, giorni nostri. Un’agosto particolarmente caldo colpisce la città siciliana. La terra è arida e i rubinetti sono a secco. In questo torrido scenario Maria Rosaria Pajno, chiamata da tutti Marò, sta vivendo quel periodo della vita in cui si passa dalla giovinezza alla maturità. Fa un lavoro che le piace sempre meno, e si ripromette di aprire un giorno un ristorante. Porta avanti una storia traballante con Sasà, un sostituto commissario burbero e spigoloso. Da mesi ormai le cose tra loro si trascinano perché nessuno dei due ha il coraggio di dire la parola fine.

La commissaria, promossa a capo del gruppo anti femminicidio, si ritrova a portare avanti di malavoglia un’indagine di omicidio, avvenuto il giorno di Ferragosto. La vittima è Giulia Arcuri, figlia di una famiglia molto ricca e in vista a Palermo. La ragazza, affetta da una malattia alla pelle che la costringeva a stare lontana dalla luce del sole, passava apparentemente la sua vita tra le mura di casa. Ma quando la Arcuri viene trovata sul pavimento della sua camera da letto con addosso un paio di scarpe dal tacco vertiginoso e un paio di calze molto sensuali, si capisce subito che la vita della ragazza era tutt’altro che monotona e tranquilla.

Marò inizia le indagini, pressata dal questore Bellomo che vuole chiudere il caso il più in fretta possibile. La commissaria viene a conoscenza di segreti sempre più profondi nella vita privata di Giulia, che tutti sembrano voler celati, perché in parte coinvolti. Unitamente al mistero della sua morte, un altro quesito frulla nella testa della commissaria: se Giulia è morta, chi innaffia le piante di basilico sui balconi di casa sua?

“Un giorno, durante un compito in classe di latino, era incappata in alcuni versi di Plinio: “Induce torpore e conduce alla pazzia, bisogna averne paura”. Le venne allora la curiosità di provarle quelle foglie dal profumo ingannevole. E così, la sera a cena, se ne mangiò una ciotola intera. Era rimasta molle per tutta la notte, tormentata da un languore sconosciuto, sognando di amoreggiare. Si svegliò convinta che si trattasse di un’erba magica, dotata di potere afrodisiaco, è da quel momento decise di mangiarla al posto dell’insalata”.

Lo scenario che fa da sfondo a questo romanzo è una Palermo bruciata dal sole feroce di un agosto particolarmente caldo, rimasta senz’acqua “come succedeva tutti gli anni dal 1800”. Durante le lunghe giornate passate all’ombra nel proprio appartamento, la commissaria Marò sta cercando di fare un po’ d’ordine nella sua vita. La sua storia d’amore con il collega Sasà è ad un punto morto da diversi mesi. Spesso i loro incontri si concludono con litigi o interminabili silenzi. Entrambi sanno che la loro storia non ha futuro, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Ultimamente le è diventato di peso anche il lavoro. Marò è stufa di lavorare con Bellomo, questore tronfio e superbo che antepone il suo tornaconto personale e la sua immagine pubblica alla reale risoluzione dei casi. L’unica cosa che le dà soddisfazione è cucinare per sé pietanze prelibate. Anche la sua recente promozione a capo del progetto anti femminicidio non la rende felice, specie quando le capita tra le mani l’indagine per omicidio di Giulia Arcuri, ricca erede di una famiglia nobile di Palermo.

Nonostante sia un romanzo breve, l’autrice riesce a delineare molto bene i personaggi, anche quelli minori. Inoltre, riesce a creare tra di loro dei legami interconnessi, costruendo relazioni improbabili, colpi di scena inaspettati e scene ironiche e grottesche, che però rispecchiano fedelmente la vita nel capoluogo siculo, anche grazie all’inserimento di molte frasi ed espressioni dialettali.

Marò, durante le indagini, si scopre sempre più simile alla vittima Giulia Arcuri, condividendo con lei la passione per la cucina e altre passioni più intime e segrete. Nonostante appartenga ad un ceto sociale medio, riesce a far breccia nel cuore della madre di Giulia, con la quale instaura un vero e proprio legame di amicizia, e con Maria la buttana, figura chiave che darà un’importante svolta alle indagini. Entrando in contatto con persone molto diverse tra loro, Marò, alla soglia dei quarant’anni, riscopre la sua femminilità, affondata dopo mesi passati in una relazione che non la appaga e non la coinvolge più.

Il protagonista nominato poche volte per via diretta ma cardine del romanzo è lui, il basilico. Dalle piantine di basilico inizia la storia e con loro viene risolto il caso. Il basilico, docile pianta aromatica presente in tutte le case, viene usato per cucinare, ma quasi nessuno conosce le sue proprietà afrodisiache. La sua natura duale sarà il leit motiv di sottofondo durante tutta la vicenda, e rispecchierà alla perfezione i comportamenti dei personaggi. Ognuno di loro infatti ha una vita alla luce del sole e una vita all’ombra, costellata di segreti e passioni inconfessabili. Giuseppina Torregrossa prende per mano i lettori e li accompagna attraverso il dedalo delle stradine fino ai recessi più profondi dell’anima.

2 Risposte a ““Il basilico di Palazzo Galletti” – donne forti e fragili, Giuseppina Torregrossa”

  1. Se non commetto errori questo libro è il seguito di un primo libro che vede come protagonista Marò. Si capisce lo stesso leggendolo per primo?

    1. Buongiorno Chiara, il libro a cui ti riferisci è “Panza e Prisenza”. I protagonisti sono sempre Marò e Sasà, ma le storie sono completamente slegate e si capiscono anche se non lette in ordine cronologico.

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