Crea sito

“Il concerto dei destini fragili” – vivere e morire, Maurizio De Giovanni

Il romanzo “Il concerto dei destini fragili” è stato scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato nell’agosto del 2020. De Giovanni, famoso per aver dato vita al commissario Luigi Alfredo Ricciardi e ai Bastardi di Pizzofalcone, in questo libro vuole raccontare il dramma della pandemia, staccandosi dai suoi personaggi, ma regalandoci un libro dalla profonda umanità.

Il dottore. È single e vive per il suo lavoro. È stato soprannominato dai colleghi il dottorino, non solo per la sua giovane età, ma anche perché ha una parola di conforto per tutti i malati, non li vede come numeri, e copre volentieri i turni dei colleghi per stare vicino a chi soffre di più. Quando i posti letto della terapia intensiva diventeranno tutti occupati e ci sarà la fila al pronto soccorso, sarà costretto suo malgrado a fare delle scelte dolorose e contrarie alla sua etica.

L’avvocato. Single per scelta, ricco, sfrontato e circondato di amiconi con cui organizza aperitivi e vacanze. Durante la pandemia si ritrova da solo nella sua villa, ad osservare le ambulanze che sfrecciano in città. Tutti gli amici sembrano essersi volatilizzati, e la sua vita così piena di impegni gli appare improvvisamente vuota e senza uno scopo. Una sera, vinto dalla noia, organizza una festa con amici e conoscenti incurante delle restrizioni del periodo. Una scelta che gli costerà cara.

Svetlana. È una donna dell’Est che fa le pulizie. È orgogliosa del suo appartamentino e di essere in grado di crescere la figlia Sonia senza dover fare dei lavori sporchi. L’unico neo nella sua vita è il compagno, che trascorre le giornate sul divano, completamente apatico. Un giorno però, Svetlana si accorge che il compagno guarda la figlia con occhi tutt’altro che innocenti, e pensa ad un piano per fuggire con Sonia e sparire. Per la fuga però servono soldi, e i lavori meglio pagati in tempo di pandemia prevedono di recarsi in casa di altri, senza un controllo sanitario. Una scelta coraggiosa dal triste epilogo.

Il romanzo “Il concerto dei destini fragili” è un libro completamente diverso rispetto ai romanzi cui siamo abituati scritti da De Giovanni. Vuole essere una fotografia della situazione italiana nel pieno del lockdown del 2020. E vuole anche essere la storia comune di un popolo flagellato dalla pandemia.

Il dottore e l’avvocato non hanno un nome, vengono nominati solo con il nome della loro professione. La scelta non è casuale, De Giovanni non sta raccontando una storia precisa, ma la storia di tutti noi.

Il dottore rappresenta la categoria dei medici e del personale sanitario, sfiancato da turni infiniti, incredulo davanti all’incapacità di comprendere una malattia tanto crudele. Il dottorino prova pietà per i suoi malati “padri o madri di famiglia che prima ridevano brindando a un futuro radioso e il giorno dopo sbarravano gli occhi su un pauroso vuoto, respirando faticosamente con un tubo in bocca, privati di ogni sicurezza”, soffre quando qualcuno di loro non ce la fa, si dispera vedendo il dolore delle famiglie. Ma al tempo stesso è costretto a scegliere chi deve vivere o morire, la direttrice dell’ospedale è stata chiara, non c’è posto per tutti e un’alternativa non esiste.

L’avvocato rappresenta quella parte di italiani che non si sono voluti rassegnare alla perdita della loro libertà. Si ritrova in una casa meravigliosa però da solo, senza più contatti umani. Le telefonate con gli amici non riescono a riempire il vuoto che ha dentro, per questo decide di organizzare una festa. Tanto il virus colpisce gli altri, non capiterà proprio a lui. E invece, purtroppo, la pandemia ci ha insegnato che davanti al virus siamo tutti uguali, ricchi e poveri, giovani e anziani, bianchi e neri. Nessuna distinzione e nessuna pietà.

E poi c’è Svetlana, chiamata con un nome che ci ricorda le badanti dell’Est. Lei non è una badante, fa le pulizie, ma poco importa ai fini della storia. Rappresenta i drammi muti consumati durante i mesi di lockdown, passati inosservati perché’ nascosti da notizie più di tendenza, ma non per questo meno importanti. La voglia di cambiare vita e la paura inducono la donna a rischiare, in un periodo in cui il rischio va evitato.

La punteggiatura, le frasi brevi e concise, fanno da cornice al romanzo. Anch’esse sottolineano un equilibrio rotto per sempre, in contrapposizione con un “prima”, in cui eravamo più felici e spensierati senza esserne consapevoli.

Le tre storie, apparentemente slegate, si intrecciano nel finale, che chiude cupamente una pagina buia della nostra storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.