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“Il farmacista del ghetto di Cracovia” – per non dimenticare, Tadeusz Pankiewicz

Tadeusz Pankiewicz (1908 – 1993) era un farmacista polacco cattolico, che lavorava nel ghetto di Cracovia durante l’occupazione nazista della Polonia. Il 10 febbraio 1983, lo Yad Vashem (Ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele) lo riconobbe come “Giusto tra le nazioni”.

Subito dopo la fine della guerra, nel 1947, Tadeus ha voluto scrivere il libro “Il farmacista del ghetto di Cracovia” per raccontare al mondo gli orrori vissuti, e fare in modo che le persone coinvolte non venissero dimenticate.

3 marzo 1941, Cracovia. In un quartiere periferico della citta’ viene istituito il ghetto ebraico. Tadeusz Pankiewicz, la cui farmacia si trova all’interno delle mura che delimitano il ghetto, si ritrova a diventarne un abitante, anche se di religione cristiana. Tadeus non vuole abbandonare il suo lavoro, conosce tutti gli abitanti del quartiere, e nonostante i continui ordini di sgombero, riesce a mantenere aperta la sua attivita’ avvalendosi del fatto che la sua e’ l’unica farmacia del ghetto.

La farmacia diventa da subito un luogo di aggregazione, una finestra aperta su piazza Zgody, da cui Tadeusz osserva cambiare il mondo a cui e’ abituato. Dapprima gli ebrei vengono obbligati a vivere nel ghetto, ma possono circolare liberamente in citta’ fino al coprifuoco. Poi vengono obbligati a rimanere all’interno delle mura, fin quando i nazisti organizzano le prime espulsioni.

Anziani, malati e bambini vengono stipati in piazza Zgody, obbligati a stare in piedi giorni interi, senza cibo ne’ acqua, scherniti e picchiati dalle SS. E’ il loro capriccio e una leggera scossa di capo che decide chi deve vivere o morire, chi verra’ mandato verso la morte, o chi potra’ vivere ancora un po’, fino all’espulsione successiva.

Dapprima circolano voci sulla possibile destinazione degli ebrei deportati. Alcuni dicono di aver sentito di fattorie in Ucraina, dove gli ebrei vengono costretti a lavorare. Altri credono che i prigionieri vengano portati verso nord e obbligati a lavorare nelle fabbriche. L’unica cosa certa e’ che i convogli, lasciata l’ultima stazione della citta’, spariscono senza lasciare traccia.

Dopo alcuni mesi pero’, un ebreo destinato alla morte riesce a fuggire dal campo di concentramento e a ritornare nel ghetto. Sgomento, racconta quello che ha visto ad orecchie incredule. Nel giro di poche ore tra gli ebrei rimasti si scatena il panico. Tutti hanno chiaro il loro destino, e si arrabattano come possono per costruire nascondigli di fortuna in casa, pronti per la prossima espulsione. Alcuni si nascondevano in armadi murati, somministrando Luminal ai bambini per farli dormire e non farsi scoprire dai nazisti, altri preferivano nascondersi nelle fogne. Chi veniva scoperto era fucilato sul posto. Alcuni si uniscono spontaneamente ai lunghi cortei che sfilano verso la stazione, perche’ non vogliono abbandonare i loro cari. Chi parte, porta con se’ solo quello che indossa, si viaggia leggeri verso la morte.

Tadeusz osserva tutto questo dalla finestra della sua farmacia, aiutando chi puo’ a nascondersi, distribuendo medicine, tenendo compagnia e offrendo una spalla su cui piangere a chi e’ rimasto, ma ha visto i propri cari partire.

Tadeusz davanti alla sua farmacia nel ghetto di Cracovia.

Nel suo libro, Tadeusz cerca di ricordare piu’ dettagli possibili. Non vuole dimenticare nessuno, dai suoi amici piu’ cari a chi era solito passare qualche volta in farmacia solo per comprare qualcosa. Si sforza di ricordare un taglio di capelli particolare, un cappotto elegante, un buffo paio di occhiali, qualsiasi cosa purche’ tutte quelle persone non siano destinate all’oblio.

Un libro realistico e crudo, in cui traspare tutta la dolcezza dei ricordi del farmacista, che ancora, dopo anni, ricorda con un sorriso le lunghe serate trascorse a discorrere sui possibili esiti della guerra. L’angoscia e l’agonia prima delle deportazioni, gli scoppi e i crepitii dei fucili delle SS che sparavano sulla folla disarmata, le urla delle madri a cui sono stati strappati i figli, le urla incessante e grezze dei soldati sono le cose che Tadeusz non riuscira’ mai a dimenticare. Ma e’ giusto non dimenticare per evitare che l’orrore si ripeta, e per rendere omaggio a tutti quelli che, nel loro piccolo, hanno cercato anche solo in parte di alleggerire questa tragedia.

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