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“Il gioco di Ripper” – è davvero solo un gioco?, Isabel Allende

“Il gioco di Ripper”, pubblicato in Italia nel 2014, è l’unico romanzo thriller scritto da Isabel Allende. “Il gioco di Ripper” nasce dall’idea di Isabel di scrivere un libro a quattro mani con il marito William Gordon, autore di libri gialli e polizieschi, ma in un secondo momento la stessa autrice ha dichiarato che tale progetto avrebbe sicuramente portato al divorzio, decidendo dunque di proseguire da sola nella stesura del giallo.

Il romanzo, ambientato in California ai giorni nostri, racconta la storia di Indiana ed Amanda Jackson, madre e figlia. Amanda, la ragazza, è da sempre appassionata di omicidi e serial killer. Nel tempo libero, le piace giocare online al gioco ispirato a Jack lo Squartatore (Jack the Ripper, da qui il titolo del libro), nel quale, insieme ad altri amici virtuali, tenta di risolvere omicidi realmente avvenuti nella sua città. Per fare ciò viene aiutata dal padre, ex marito di Indiana e ispettore capo della Sezione Omicidi, e dal nonno, a cui Amanda è legatissima.

Indiana, la madre, ha un temperamento diametralmente opposto a quello della figlia. Lavora in una clinica olistica come guaritrice. Il suo legame fortissimo con la figlia Amanda le impedisce di ricostruirsi una vita con uno dei suoi pretendenti, l’ex navy seal invalido Ryan, che ha perso una gamba in missione e che lei segue nella sua clinica.

Amanda e il suo gruppo di amici, giocando online, scoprono che dei delitti che all’apparenza non hanno collegamenti fra loro, in realtà disegnano il piano criminale di un serial killer. Mettendo insieme un’indizio dopo l’altro, i ragazzi iniziano a farsi un’idea del profilo psicologico che il serial killer dovrebbe avere, e arrivano sempre più vicino alla verità.

Un giorno però, Indiana, la madre di Amanda, viene rapita, e i ragazzi, insieme al padre di Amanda, al nonno e a Ryan, cercheranno di fare il possibile per riportarla a casa sana e salva.

La particolarità di questo romanzo, oltre al genere letterario non comune per Isabel Allende, è quella di non avere un vero e proprio protagonista, ma di seguire le vite dei vari personaggi mettendoli sullo stesso piano. Il lettore è così coinvolto direttamente nei pensieri e nelle azioni di ognuno di loro, non riuscendo però a distinguere chi dice la verità e chi mente. I vari episodi legati ai personaggi intrecciano via via la trama, facendo affiorare vecchi legami e rancori irrisolti.

Nonostante l’Allende non sia una scrittrice specializzata in polizieschi, riesce a creare una ragnatela molto fitta che lega tra loro tutti i personaggi, senza evidenziarne uno in particolare. Così facendo, l’autrice crea una suspance continua fino alla fine del racconto.

Al termine del romanzo, in cui si vede un lieto fine ed un tragico epilogo allo stesso tempo, rimarrà la consapevolezza che non tutto è perduto e che la speranza nel futuro porterà nuovi orizzonti e nuove opportunità nelle vite dei personaggi.

Un romanzo avvincente, in cui Isabel Allende ci sorprende ancora una volta per la sua capacità di esplorare l’animo umano e le sue sfaccettature.

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