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“La camera della scimmia” – sangue e segreti nelle terre dei Gonzaga, Daniele Daolio

Il romanzo “La camera della scimmia” è un thriller storico scritto da Daniele Daolio. Imprenditore di mestiere e storico per passione, da sempre svolge ricerche sulla famiglia dei Gonzaga, governatori di Mantova dal 1328 al 1707. “La camera della scimmia” è stato pubblicato nel 2011, ed è il suo romanzo d’esordio.

Guastalla, provincia di Mantova. In un freddo inverno nebbioso tra il Cinquecento e il Seicento, la vita nelle campagne del ducato sembra trascorrere come sempre, tra il duro lavoro nella bottega del maniscalco Beniamino, alle feste dei nobili nella corte di Ferrante II Gonzaga. Ma la pace di queste terre bagnate dal fiume Mincio viene spazzata via di colpo, quando viene ritrovato il corpo di Cesira, infilzato da un forcone. L’anziana sguattera è stata assassinata apparentemente senza motivo, poco distante dall’osteria dove lavorava.

La gente incomincia a mormorare e a domandarsi chi avrebbe potuto prendersela con la povera donna, quando viene ritrovato un altro cadavere. Stavolta è un ecclesiastico. A questo punto appare chiaro che nessuno, dal ceto più basso a quello più alto è al sicuro. Qualcuno si aggira tra le nebbie padane assetato di sangue.

Il panico continua a crescere, così come gli omicidi, che non finiscono. Nel ducato di Mantova si organizza una vera e propria caccia alle streghe, dove tutti sospettano di chiunque. Proprio quando la scia di sangue sembra essere il frutto di un povero pazzo emarginato dai villaggi, Beniamino, che non ha mai smesso di indagare per conto suo, origlia una conversazione interessante. Forse le morti non sono così casuali come sembrano. Sembra esserci un legame tra i vari personaggi, che nasconde un grande mistero.

Da umile maniscalco, Beniamino si ritroverà parte di un enorme trama ordita dalla Chiesa, per tener celata al mondo una reliquia molto particolare. In un periodo storico nel quale basta una parola sbagliata per essere additato come nemico dello Stato ed imprigionato, Beniamino dovrà fronteggiare l’ira di Ferrante Gonzaga e dei suoi “birri”. Riuscirà a mantenere il segreto e a salvare la sua famiglia?

“La camera della scimmia” è un romanzo storico che intreccia sapientemente realtà e leggenda. Sullo sfondo troviamo la famiglia Gonzaga, totalmente disinteressata al benestare del popolo, sempre richiusa nei palazzi sfarzosi. Dall’altra troviamo la realtà contadina, le umili botteghe, il faticoso lavoro nei campi e il paesaggio brumoso lungo le rive del fiume Mincio. Le descrizioni dei palazzi signorili sono molto dettagliate (la stessa “camera della scimmia” è oggi visitabile), così come le descrizioni dei banchi del mercato contadino e degli interni delle chiese, alcune delle quali ormai diroccate.

Tutta la vicenda viene raccontata seguendo le giornate di Beniamino. Curioso per natura, il protagonista cerca sempre di avvicinarsi ai luoghi in cui sono stati ritrovati i cadaveri, perché vuole raccontare i particolari nelle varie osterie. Poi però la morale prende il sopravvento, e il maniscalco cerca di indagare più che può, essendo invisibile alle guardie ducali. Contrariamente ai più, egli non crede nell’esistenza di una bestia mandata da Satana, e capisce che le milizie e i signori del posto sfruttano l’ignoranza del volgo, per agire liberamente imbastendo minacce e delitti.

L’autore Daolio intesse una trama che lascia con il fiato sospeso il lettore, ansioso di seguire passo passo il protagonista Beniamino per arrivare alla verità. Con lui, verremo trasportati tra le mura di Guastalla, nelle segrete dei palazzi gonzagheschi e nella cripta buia e polverosa dov’è contenuta la reliquia preziosa. Solo la sua grande forza d’animo gli consentirà di mantenere il segreto e smascherare il mandante dei delitti. In gioco c’è la sua salvezza e quella della sua famiglia. Ci riuscirà in tempo?

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