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“Se questo è un uomo” – l’annullamento dell’individuo, Primo Levi

Il libro “Se questo è un uomo” è stato scritto da Primo Levi e pubblicato nel 1947.

Primo Levi era un partigiano antifascista che il 13 dicembre 1943 venne arrestato in Val d’Aosta dai nazifascisti. Piuttosto che ammettere di essere partigiano, Levi preferì dire di essere ebreo, per questo venne inizialmente internato nel campo di concentramento di Fossoli, in Italia, e successivamente, il 22 febbraio 1944, venne trasferito nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, e internato con il numero 174.517.

Grazie alla sua laurea in chimica, alla fine del 1944 venne trasferito come lavoratore nel campo denominato Buna, dove si produceva gomma sintetica per l’industria tedesca Farben.

Per sua fortuna, nel gennaio del 1945 si ammalò di scarlattina e venne trasferito nell’ infermeria del campo, riuscendo così a scampare alla marcia della morte, durante la quale tutti i prigionieri vennero fatti evacuare dalle SS poco prima della liberazione del campo da parte dei russi, avvenuta il 27 gennaio 1945 (celebrata oggi come Giornata della Memoria).

Da fine gennaio all’ ottobre 1945 Levi seguirà un lungo e travagliato viaggio lungo l’Europa, ma alla fine riuscirà a tornare in Italia, dove inizierà a scrivere diversi libri relativi alle sue esperienze di prigionia.

Nel 1979, Primo Levi vince il Premio Strega con il romanzo “La chiave a stella”.

Il libro si apre con una poesia che invita i lettori, nominandoli in prima persona, a riflettere sulla degradazione che gli internati ad Auschwitz erano costretti a vivere, all’ eliminazione dei ricordi e delle abitudini della persona. Invita i lettori a non dimenticare, arrivando a toccare il tema della maledizione biblica verso chi non conserverà la memoria.

La vicenda viene narrata in prima persona da Primo Levi. Inizia raccontando la sua deportazione al campo di concentramento di Fossoli, e successivamente il trasferimento ad Auschwitz. 

Appena arrivati ad Auschwitz, i deportati vengono spogliati, rasati, indossano la divisa a strisce e viene loro tatuato il numero di identificazione. Qui inizia il processo di spersonalizzazione dell’individuo, tema centrale di tutto il racconto.

Successivamente, Primo Levi si trova a dover fronteggiare la difficoltà di convivere con altri detenuti in ambiente chiusi, stretti, pieni di malattie, e impara a conoscere gruppi di persone che creano delle gerarchie di potere all’interno del campo, alcune in combutta con le SS.

Quando nel 1944 i bombardamenti su Germania e Polonia si fanno più frequenti, nel campo di Auschwitz aumentano i processi sommari, le uccisioni nelle camere a gas e la cremazione collettiva nei forni.

All’inizio del 1945 Levi si ammala di scarlattina e questo gli permette di salvarsi da un’interminabile marcia per sfuggire ai russi. Quando i prigionieri superstiti vengono liberati, per Levi inizia un lungo e travagliato viaggio per tornare a casa, in Italia. Questo interminabile viaggio di ritorno viene descritto dettagliatamente in un altro suo libro, La Tregua.

Nonostante non sia una pubblicazione recente il libro “Se questo è un uomo” rimane una pietra miliare della letteratura italiana. E’ un libro molto prezioso perchè racconta una testimonianza fondamentale di una gigantesca piaga del Novecento, che purtroppo sta iniziando ad essere dimenticata. Il suo valore viene accresciuto dal fatto che la testimonianza è stata raccontata in prima persona, e raccoglie le paure e le speranze di un uomo che ha vissuto l’esperienza diretta sulla propria pelle.

Molto toccanti sono le descrizioni dei dormitori e delle interminabili notti al gelo, schiacciato contro compagni pronti a venderlo alla prima occasione alle SS, in cambio di qualche falsa speranza di libertà. Nel libro si vede chiaramente la degradazione e la spersonalizzazione dell’individuo, che tende a risolvere tutti i problemi con le unghie e con i denti, pugnalando nella schiena i compagni, compagni che fino a qualche mese prima erano vicini di casa, amici, parenti.

“Solo quando nel mondo a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci”.

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