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“Un passato imperfetto” – o quasi, Julian Fellowes

Il romanzo “Un passato imperfetto”, pubblicato nel 2008, è il secondo libro di Julian Fellowes dopo “Snob”.

Damian Baxter è un ricchissimo uomo inglese sulla sessantina, che vive costretto a letto nella sua sontuosa tenuta nel Surrey. Ha un cancro al pancreas inoperabile, i dottori gli hanno dato tre mesi di vita, non di più. L’unica cosa che gli rimane da fare è cercare un giovane erede a cui lasciare il suo patrimonio “cinquecento milioni di sterline al netto delle imposte di successione”.

Circa vent’anni prima gli era stata recapitata una lettera, firmata da una donna con la quale Damian aveva avuto una storia. Baxter, poco dopo il matrimonio, si era scoperto sterile a causa di una parotite contratta durante un viaggio in Portogallo. Ma prima della sfortunata malattia?

Da quanto scritto sulla lettera, firmata “La matta”, Damian intravede uno spiraglio. Forse esiste la remota possibilità di trovare un erede, ma il tempo passa e a lui, di tempo, ne resta sempre meno. Perché dunque non cercare una risposta? Magari chiedendo aiuto ad un vecchio amico di Cambridge, lo scrittore “non-troppo-famoso”. Certo, dopo una furiosa litigata i due non si sono più sentiti. Ma chi altri può dare una mano a Damian, che ha sempre evitato l’amicizia perché l’ha sempre considerata un “tipo di rapporto incomprensibile”?

Lo stile di scrittura di Julian Fellowers è un mix di humor inglese, eleganza descrittiva e un sottofondo di malinconia. Malinconia legata allo scorrere del tempo, soprattutto adesso che per Damian sembra finire. Malinconia per tutte le occasioni perse della vita, il piacere di crescere un figlio, il fatto di non aver mai avuto accanto un amico, un matrimonio freddo e distaccato. E’ grazie a questa malinconia che Damian accompagna il lettore in un racconto che percorre la sua intera vita. Con lui diventiamo protagonisti un po’ anche noi, grazie alla ricchezza di dettagli che viene fornita. Riviviamo nei luoghi d’infanzia di Damian, percepiamo i profumi dei pranzi in famiglia, ascoltiamo le soavi musiche delle feste danzanti. Una storia raccontata in prima persona da un narratore non meglio definito, tanto da far pensare che sia, almeno in parte, un’autobiografia.

Tutto il romanzo affonda le sue radici in una critica più o meno velata alla società inglese della media borghesia. Tutti i personaggi, Damian stesso, sono dei parvenu arricchiti a discapito della vita privata e delle amicizie, interessati solo ad accrescere la loro fortuna. In pubblico indossano una maschera, si dimostrano amichevoli e interessati ad intessere forti legami sociali. Poi però in privato sputano tutto il loro odio e la loro gelosia verso chi è più ricco di loro, o chi ha saputo arricchirsi con più astuzia. Anche Damian viene descritto come un arrampicatore sociale, cinico e senza scrupoli. Difficilmente il lettore proverà una qualche simpatia nei suoi confronti, se non quando Fellowers, sapientemente, descrive i suoi tormenti interiori.

Damian ha inseguito il suo sogno di ricchezza per tutta la vita, impegnando ogni momento per accrescere il suo patrimonio. Adesso però è costretto a fermarsi, perché la diagnosi non gli lascia scampo, e ha già messo un punto fermo sul suo cammino. Sempre solo nella sua grande casa, Damian ripensa agli anni passati, malinconico. Ripensa a quando gli bastava fare un sorriso, e grazie al suo fascino carismatico e ai suoi riccioli biondi riusciva a conquistare chiunque. Adesso non è che l’ombra di sé stesso, ingobbito e pieno di rughe. La sua decadenza rappresenta anche la decadenza della borghesia inglese, destinata ad estinguersi.

Il “passato imperfetto” del titolo fa riferimento a tutte le occasioni mancate di Damian. Spesso il protagonista si arrabbia con sé stesso per non aver avuto almeno un amico con cui condividere le gioie e i dolori della vita. “Talvolta lasciamo che le persone diano una sbirciatina, ma solo in superficie: preferiamo far i conti da soli con i meandri più oscuri della nostra memoria”.

Però, come si suol dire, non è mai troppo tardi per rimediare, e, almeno alla fine, Damian sembra aver capito la lezione. Così, insieme al suo vecchio amico, andrà incontro al colpo di scena finale, dolce, struggente e inaspettato.

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