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“La felicità del cactus” – spine e fiori, Sarah Haywood

“La felicità del cactus” è il romanzo d’esordio della scrittrice inglese Sarah Haywood. E’ stato pubblicato nel 2018.

Susan Green ha quarantacinque anni e vive in un quartiere a sud di Londra. E’ laureata in legge ma ha preferito scegliere un lavoro nel settore pubblico, ripetitivo e rassicurante. Il suo appartamento è perfettamente tagliato su misura per una persona sola. Non ha amici, al di fuori dei suoi adorati cactus, che non disturbano e non conversano, richiedono solo un goccio d’acqua ogni tanto. L’unico lusso che si concede è un accordo con Richard, un uomo d’affari con cui condivide serate a teatro, cene galanti e stanze d’hotel. Anche la sua compagnia è relegata categoricamente il mercoledì sera, regolata da un contratto firmato da entrambi, che non permette sgarri alle regole.

L’organizzatissima vita di Susan inizia a cambiare quando, dopo la morte della madre, si vede costretta a lottare con il fratello Edward per un testamento che lei trova scorretto nei suoi confronti. E non solo. Susan si ritrova incinta di Richard, senza aver mai desiderato un bambino.

Contro ogni sua regola ferrea autoimposta in precedenza, la fredda Susan decide di tenere il bambino e di avviare una pratica legale contro il fratello. Nel frattempo, informa Richard della gravidanza e recede il loro accordo dei mercoledì sera. Non vuole assolutamente apparire come una donna bisognosa dell’aiuto di un uomo, vuole mantenere la sua indipendenza a tutti i costi.

Ma il destino ha in mente piani molto diversi dai suoi. Durante i nove mesi di gravidanza, Susan sarà costretta a rivedere tutte le sue convinzioni. Dopotutto anche il cactus con più spine, prima o poi, fiorisce.

La protagonista del romanzo Susan Green è in tutto e per tutto un’eroina atipica. Ha un carattere freddo e spigoloso, non ama le smancerie e gli atti di gentilezza, non ha amici. Ci tiene a vivere una vita in solitudine, convinta di bastare a sé stessa, dimostrando così agli altri di essere autonoma e indipendente. Ritiene che le amicizie e le storie d’amore siano delle dimostrazioni di debolezza.

Anche la gravidanza inattesa, all’inizio, viene vissuta come un impedimento, senza un minimo di coinvolgimento. Diventa solo un impegno in più, costellato di visite in ospedale che obbligano Susan a chiedere permessi a lavoro e la distolgono dalle molte pratiche che deve seguire. Quando poi la sua condizione diventa evidente, viene circondata da mille attenzioni da parenti e colleghi, cosa che lei non riesce a sopportare.

Per paura di fare la figura della donna bisognosa di attenzioni, chiude subito la sua storia con Richard. Non vuole che lui le resti legato per il figlio che porta in grembo, vuole crescerlo lei senza che nessun altro si metta di traverso.

Ciò che la mette a dura prova però, è il volere della madre scritto nero su bianco nel testamento. La casa della sua infanzia rimarrà a suo fratello Edward, a lei tocca solo una parte di denaro. La rabbia per questa ingiustizia la rende cieca. Susan cerca di dimostrare a tutti i costi che la defunta madre, non più in grado di intendere, abbia scritto le sue ultime volontà guidata da Edward. Il testamento andrebbe quindi rivisto e cambiato.

Quello che Susan non può prevedere però, è che, durante la sua battaglia contro il fratello, incontrerà Rob. E stringerà amicizia, cosa insolita per lei, con la vicina di casa Kate. Ma soprattutto, dovrà rivalutare il suo rapporto con zia Sylvia e le sue odiose gemelle.

Alla fine, dopo quarantacinque anni trascorsi cercando di corazzarsi dietro alle buone maniere fredde e distaccate, Susan sarà costretta ad ammettere di essere cambiata. Scoprirà che non le dispiace bere un tè con l’amica Kate, o ricevere le attenzioni di Rob. Ma soprattutto imparerà a non disprezzare le scelte degli altri, e capirà che i sentimenti vanno lasciati fiorire.

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