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“La figlia del mercante di tè” – una sfida lungo tutta la vita, Janet MacLeod Trotter

“La figlia del mercante di tè” è l’ultimo romanzo scritto da Janet MacLeod Trotter e pubblicato in Italia nel 2017.

Il romanzo è ambientato in India all’inizio del Novecento, nella cittadina di Belgoore. In questo paradiso terrestre vive la famiglia Belhaven.

Il campofamiglia, Jock Belhaven è proprietario di una piccola piantagione di tè molto particolare. Da qualche anno ha perso l’amata moglie e da allora non si è più ripreso. Trascorre le sue giornate chiuso nel suo studiolo, sempre più abbattutto e con il vizio della bottiglia. Inoltre, si ritrova a dover badare alle due figlie, Clarrie e Olive. Olive, la sorella minore, soffre d’asma ed è molto attaccata alla sorella maggiore.

La piccola piantagione produce un tè eccellente e delicato, coltivato ancora a mano con metodi antichi e naturali. A causa delle stagioni incerte e al rifiuto delle nuove tecnologie però, la coltivazione viene spesso rovinata. Pur essendo molto pregiato, il tè prodotto è troppo poco per poter essere venduto in un mercato dove la domanda è sempre crescente e dare sostentamento alla famiglia.

Non riuscendo a competere con i grandi produttori di tè, Jock si lascia andare alla depressione e all’alcool lasciando da parte gli affari e trascinando la sua piccola attività del baratro. Dovrà essere Clarrie, la figlia maggiore, a prendere le redini della situazione.

L’unica soluzione per risollevare le sorti della piantagione sembra quella di un matrimonio combinato. Wesley Robson, appartenente ad un’agiata famiglia di affaristi, sembra il candidato perfetto, nonostante la sua famiglia sia da sempre concorrente con i Belhaven. Wesley, invaghito della figlia maggiore, propone di comprare la piantagione e sposare Clarrie, la quale però si oppone con tutte le sue forze.

Rifiutata la proposta di matrimonio, Clarrie si ritrova sola a dover gestire la piantagione di tè, la sorella malata d’asma e il padre che ormai vive chiuso nel suo studio, bevendo e fumando oppio. Dopo una giornata particolarmente pesante Clarrie si sfoga contro il padre, accusandolo di aver abbandonato lei e la sorella nel momento del bisogno. La notte stessa Jock, già provato dagli eccessi degli ultimi mesi, muore, lasciando la figlia sola con il suo senso di colpa, accusata dalla sorella minore di aver dato il colpo di grazia al padre.

Clarrie e Olive, rimaste completamente sole, sono costrette a vendere la piantagione e trasferirsi in Scozia da lontani parenti. Nonostante i legami di sangue, i cugini trattano le due sorelle come schiave, costringendole a lavorare tutto il giorno nella loro locanda in cambio di vitto e alloggio. A stento riescono a comprare abiti adatti al rigido clima scozzese.

Ma un giorno, la fortuna sembra bussare alla porta delle sorelle Belhaven. Clarrie riesce ad essere assunta in casa Stock come governante ottenendo anche un posto da cameriera per la sorella Olive. Il signor Helbert Stock è un rispettato e benestante avvocato, ha due figli e una moglie molto malata.
La padrona di casa morirà dopo pochi mesi dell’assunzione di Clarrie e il figlio maggiore dell’avvocato darà la colpa a lei, accusandola di aver trascurato la madre, mentre l’avvocato e il figlio minore entreranno in un lungo periodo di depressione. Come se non bastasse, Clarrie è anche costretta a sopportare le angherie dalla novella sposa del figlio maggiore, altezzosa e maleducata, che si trasferirà a casa Stock dopo il matrimonio.

Durante il lungo periodo di depressione dell’avvocato Stock e del figlio minore Will, Clarrie rimane accanto alla famiglia, nonostante non sia più vista di buon occhio. Grazie al suo comportamento e al suo supporto, riuscirà a smuovere anche gli animi più duri, fino a quando…

Il romanzo è un continuo susseguirsi di piccoli momenti di gioia e grandi momenti di sconforto. La vita delle sorelle Belhaven è costellata di difficoltà fin dalla giovinezza. In un modo o nell’altro Clarrie, la sorella maggiore, riesce a risolvere anche le situazioni più intricate, cadendo però spesso in situazioni ancora peggiori. L’esperienza della morte della madre e il completo distacco del padre segnerà le due ragazze per tutta la vita. Clarrie in particolare vivrà con il rimorso di aver rimproverato il padre poco prima della sua morte, senza una riconciliazione.

I sentimenti che prevalgono in questo romanzo sono la paura e l’angoscia di non riuscire a costruire un futuro migliore. Il libro guida il lettore attraverso varie difficoltà, che trasformano una famiglia agiata e proprietaria terriera ad una caduta di classe, tanto che le ragazze dovranno lavorare come cameriere e come governanti. A tutto ciò si aggiunge un costante senso di vergogna per la perdita dello status sociale.

La Trotter, grazie ai temi cupi e tristi del romanzo, riesce però a tratteggiare una protagonista molto forte. Clarrie infatti riesce a prendere il buono da ogni sconfitta, uscendone più forte e cercando sempre una soluzione per sé e per la sorella Olive. La ragazza non cede alle avversità della vita, non si dà per vinta, non è una perdente. Da ogni esperienza negativa esce fortificata e a testa alta. Maturando, diventa una donna fuori dal comune. In un’Europa messa in ginocchio dalla Prima Guerra Mondiale, Clarrie è sempre pronta a combattere con una forza e una speranza sempre nuova, sentendosi responsabile per Olive e la famiglia Stock.

Un romanzo lungo e incalzante, che invoglia il lettore a leggere fino all’ultima pagina. Ci sarà un lieto fine per Clarrie?

2 Risposte a ““La figlia del mercante di tè” – una sfida lungo tutta la vita, Janet MacLeod Trotter”

  1. Ho letto altri libri della Trotter e trovo che si assomiglino tutti, a partire dal titolo.
    Interessante la vostra recensione contrariamente al libro che in molti capitoli è ripetitivo e noioso.

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